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Strumenti e tecniche di lavorazione

 

STRUMENTI E TECNICHE DI LAVORAZIONE

Strumenti



Per roccia, pietra e sasso si intendono sostanze inorganiche composte da uno o più minerali. Questi termini hanno significati equivalenti: si tratta di modi diversi per indicare uno stesso materiale.
Con il termine marmo vengono invece definite le rocce ‘metamorfosate’ a causa di pressioni o di contatto con il calore. Perciò i marmi non presentano più le linee di stratificazione tipiche delle rocce sedimentarie, e sono lucidabili.
I materiali lapidei dell’altovicentino sono chiamati marmi in modo improprio. Pur essendo infatti lucidabili, mantengono ben evidente l’originaria stratificazione. Si tratta quindi più correttamente di calcari lucidabili [1].

L’attività di cava
L’attività di cava consiste nell’estrazione di blocchi di pietra e nella loro riquadratura. Una volta, in cava, avevano inizio anche le operazioni di lavorazione.
I banchi di pietra sono formati da una serie di strati con diverse caratteristiche e spessori, che presentano delle discontinuità nel processo di sedimentazione. Gli strati venivano separati dal cavatore grazie a queste discontinuità. Una delle tecniche usate era quella delle cugnàre, ingegnoso modo di sfruttare i comportamenti dinamici dei materiali.
Con pico (piccone), pala e carriola si realizzava la scopertura; poi si individuava il piano da distaccare e si iniziava a scavare, con punta e mazzetta, una cavità a forma di cuneo. In questa cavità veniva introdotto, di solito alla sera, un cuneo di legno che poi doveva essere bagnato. Il cuneo di legno si dilatava con l'acqua e provocava un primo distacco, che si allargava poi con leve di ferro.
Oltre che meccanicamente (con l’ausilio di puntoni), i blocchi di pietra potevano essere cavati anche con l’uso di sostanze esplosive, più tipiche, probabilmente, delle attività di miniera. A partire dal 1574 si diffuse l’uso della cosiddetta “polvere nera”. Dalla Prima Guerra Mondiale in poi si cominciò ad usare la dinamite e dagli anni 60 del novecento la “miccia detonante”. Nei secoli passati, nelle cave importanti, si usava anche il “filo elicoidale”.
Il lavoro era molto faticoso e dava spesso origine a modi di dire caratteristici, come quando il cavatore smetteva di battere con la mazza e guardando il compagno diceva: “Lassémo che el sasso se rapòssa” (Lasciamo che il sasso si riposi).
Le successive operazioni (riquadratura e sbozzatura) erano fatte sul piazzale di cava o nel casotto, e la pietra ancora in blocco era trasportata utilizzando rulli in legno e argani a manovella. Il materiale veniva successivamente caricato su carri o camion; generalmente in cava il materiale veniva solo squadrato e poi avviato alla lavorazione, ma un tempo, quando i mezzi di trasporto erano a trazione animale, in cava si procedeva anche ad una prima grezza sagomatura in modo da ridurre il peso da trasportare. Se le lastre cavate erano di spessore ridotto il materiale poteva essere direttamente utilizzato per pavimentazioni e recinzioni interpoderali. Questa lavorazione è definita “a spacco di cava” [2].

La lavorazione della pietra

Lavorazione superficiale

Le più praticate tecniche di lavorazione superficiale della pietra sono la lisciatura, la levigatura, la lucidatura, che mirano a rendere piana e omogeneamente liscia la superficie del blocco e che un tempo si realizzavano con l’uso della punta e mazzetta, di sgrafóni o martelline (particolari attrezzi con il battente a più punte) e di pietra pomice. La lucidatura rende la superficie specchiante, quasi come uno specchio. La lavorazione di solito era praticata sui lati visibili, mentre le parti da ricoprire con muratura e intonaci si lasciavano al grezzo.
Altri tipi di lavorazione sono la spuntatura e la bocciardatura. La prima consiste nell’ottenere una sequenza di rigature parallele inclinate a 30° con l’uso della classica punta e mazzetta o di un picheto a due punte. La seconda è praticata per far assumere alla superficie un aspetto più grezzo con cuspidi di varie dimensioni. Le lavorazioni che rendevano la superficie irregolare (e particolarmente la bocciardatura) servivano anche a mascherare i difetti della pietra e della lavorazione.
Oggi il fascino delle tradizionali lavorazioni è ampliato per il fatto che tutte le finiture superficiali vengono svolte da macchinari industriali.

[1] Rodeghiero G.F. (2003) a cura di, La pietra e l’uomo nella pedemontana vicentina, Think Edizioni, Vicenza, p. 27.
[2] Ivi, p. 31-35.
Disegno degli strumenti di lavorazione di A. Lovato.

Rete Museale Alto Vicentino , 30/05/2008


Altre pagine
DALLA CAVA ALLA CONTRADA
La Pietra nella Valle dell'Agno
L'impiego della pietra nell'edilizia rurale
La cava dei "Bocamora"
Strumenti e tecniche di lavorazione
Le professioni legate alla cava
Bibliografia


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