LA CAVA DEI “BOCAMORA”
Questa cava è di proprietà di una famiglia di Valdagno. Il Signor Giovanni, il proprietario, ci racconta che l’apertura della cava risale a circa 60 anni fa: il primo lavoro fatto con la pietra di questa cava sono state le case popolari di Valdagno, negli anni 1949-50; l’ultimo, la chiesa di Spagnago, nel '72. Poi la cava è stata chiusa e usata dalla famiglia come orto. La pietra di questa cava era portata fino a Rovigo, Bassano, e su fino in Valsugana.
Per la cava passa la vecchia strada che portava alle contrà soprastanti: sono ancora visibili, sotto le sterpaglie, le ruàre (solchi) dei carri incise nella roccia. La nuova strada è stata fatta dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Nella cava sono ancora visibili i resti del vecchio casòto, dove in certi periodi c’erano anche 20 scalpellini che lavoravano. Gli orari di lavoro andavano dalle 7.30-8.00 fino alle 12.00 e dalle 13.00 alle 17.00-17.30-18.00. C’erano uomini che svolgevano qui un secondo lavoro, per arrotondare. In estate quando le giornate erano più lunghe, dopo il normale orario di lavoro in fabbrica, questi lavoratori cenavano e si recavano poi a lavorare in cava alle 20.00, fino alle 22.30.
Il materiale veniva sbozzato il più possibile in cava, per aver poi meno peso da trasportare. Spesso gli scalpellini incaricati venivano essi stessi a cavare il pezzo prenotato, lavorandolo nel casotto. Le opere erano pronte anche dopo 1 anno dall’ordine fatto: per prima cosa bisognava aspettare che si arrivasse al corso adatto al manufatto in questione, e inoltre la lavorazione stessa era molto lunga. Per esempio in questa cava venivano fatti 2-3 seciàri all’anno. Un seciàro pesava dai 10 ai 20 quintali: potevano avere anche grandi dimensioni, lunghi fino ai 180 cm.
La cava è strutturata in due gradoni: sotto c’è il rùstego e sopra il mòrbio. Bianco e Biancone sono due corsi paralleli che fanno parte dello strato del rùstego, uno strato spesso circa 60 m. Sono strati molto compatti: qui in cava sono visibili esempi di fogolari che dopo decenni di esposizione alle intemperie sono ancora ottimamente conservati. Il rùstego resiste anche a temperature di 50 gradi sotto zero.
La scaglia rossa, che fa parte dello stato morbio è estraibile e lavorabile solo da metà di marzo a fine ottobre, perché teme il freddo: si sfalda e scheggia facilmente con le basse temperature.
Per quanto riguarda le tecniche di estrazione all’inizio si usava la polvere da sparo: i buchi erano fatti a mano, impiegandoci anche 1 o 2 giorni. Lo scoppio poteva essere ritardato anche di 24 ore e quindi, per evitare possibili incidenti, le cariche erano innescate di sabato.
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