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DALLA CAVA ALLA CONTRADA Itinerario alla scoperta delle cave e contrade tra Valdagno e il Passo dello Zovo
Lo scopo dell’itinerario è quello di compiere un percorso che parta da ciò che la natura ha creato (in questo caso le rocce) passando attraverso le tecniche e i mezzi utilizzati dall’uomo per l’estrazione, per giungere infine all’utilizzo pratico del materiale così ricavato. Questo percorso è anche un modo per osservare i sedimenti materiali della cultura popolare (storia, usi e costumi, tradizioni) che stanno scomparendo: la loro conoscenza ci permette di tramandarne la storia, considerando che il nostro presente è il futuro di ieri e sarà il passato di domani. Prima di percorrere l’itinerario proposto si consiglia la visita al Museo Civico D. Dal Lago di Valdagno che propone ai suoi visitatori un viaggio a ritroso nel tempo alla scoperta di luoghi ed animali della vallata risalenti a quasi 300 milioni di anni fa. All'esterno è stata allestita un'area didattica con la ricostruzione in legno di un sauro, una particolare piramide con tutte le formazioni rocciose della valle e delle piante fossili viventi. Uno spazio del Museo è dedicato ai ritrovamenti archeologici della zona, tra i quali due ossa dell’arto di un grosso e tozzo mammifero preistorico, simile a un ippopotamo, ritrovate in una cava dell’itinerario. Si consiglia inoltre la lettura degli approfondimenti, in particolare →La pietra della Valle dell’Agno.
Museo Civico D. Dal Lago Corso Italia 63, 36078 – Valdagno Tel. 0445.424507 / 0445.424508 Orari: sabato dalle 16.30 alle 19.00 (chiuso nel mese di agosto) www.retemusealealtovicentino.it
L’ITINERARIO
La proposta è solo una traccia per leggere il territorio, uno spunto per ri-vedere ciò che magari ci capita al massimo di guardare fuggevolmente, per acquisire delle coordinate che ci permettano di intercettare il nostro patrimonio territoriale. Sulla scorta della visita al Museo Civico e delle schede di approfondimento teorico-introduttive a cui fare riferimento, è possibile vedere molte altre cose che non sono qui menzionate, ma che lasciamo al vostro sguardo di curiosi osservatori del nostro territorio.
Tipo di percorso e partenza L’itinerario si snoda lungo strade prevalentemente asfaltate e percorse da auto (quindi massima attenzione!). Il dislivello è di circa 400 m e il tempo di percorrenza con passo tranquillo (da Valdagno al Passo dello Zovo) si aggira sulle 3 ore. Giunti a Valdagno è possibile lasciare l’auto nel parcheggio lungo la strada che da Valdagno porta a Novale (via Pasubio), sulla destra orografica dell’Agno, appena fuori Valdagno. Il parcheggio si trova vicino alla rotonda che affianca lo stabilimento Marzotto. Da lì è gia visibile via Cornetto, la strada da imboccare per raggiungere le contrade (segnalate dai cartelli bianchi). Dopo il primo rettilineo in salita di via Cornetto (10’) facciamo una deviazione a destra rispetto la strada principale, seguendo il cartello che ci indica Contrà Lucchetta. Prima di lasciare la strada principale, sulla sinistra, è possibile vedere delle belle masiére, all’interno di una proprietà privata.
Contrà Lucchetta Questa contrà si trova sulla vecchia strada che saliva verso i Novella. La strada principale, che oggi si percorre, è invece stata costruita negli anni 50. Girando per questa contrà è possibile vedere, all’angolo di una casa sulla corte, una lastra di pietra inclinata (tra il piano della strada e l’angolo della casa): quando i carri facevano la curva, era necessario che non colpissero lo spigolo della casa con l’asse delle ruote (che sporgeva dalla ruota stessa). Così se la curva fatta era troppo stretta, la ruota montava sulla pietra inclinata scivolando giù, e allontanando così dallo spigolo della casa l’asse stesso, per preservarlo dalla rottura. Seguendo la strada in discesa per qualche metro, su un’aia vediamo una fontana a 3 àlbi (vasche) (→L’impiego della pietra nell'edilizia rurale). Tornando indietro notiamo un’altra piccola fontana ad una vasca e, sotto ad una piccola tettoia, un forno da pane in metallo risalente alla Seconda Guerra Mondiale. Sempre sotto la tettoia anche una gràmola per impastare il pane, e una mèsa (madia) da pane. L’aspetto del legno della gràmola ci dice che è molto vecchia. Dirigendoci oltre il forno, verso alcune case di più recente costruzione, vediamo una fontana a tre àlbi, un po’ sacrificata dalle recinzioni che la circondano. Seguendo la strada oltre la fontana ci riallacciamo con la strada principale, che sale delimitata a monte da masière. Proseguendo, in 10’ arriviamo all’ingresso della Cava dei “Bocamora” (→Cava dei Bocamora), che vediamo sulla sinistra prima di due tornanti. A fianco del cancello, su una parete rocciosa, sono visibili delle fasce con tessiture diverse: sono le tracce degli spacchi fatti dai cavatori per staccare i blocchi (→Strumenti e tecniche di lavorazione e →Professioni legate alla cava). La cava è in una proprietà privata, per cui non è possibile accedervi come singoli visitatori. Sulla strada che prosegue verso contrà Novella, sopra i due tornanti, vediamo un’altra cava, che fa sempre parte delle cave dei “Bocamora”, in cui sono state trovate due ossa (di un arto) di un grosso e tozzo mammifero preistorico, simile a un ippopotamo anche se all’inizio si pensava a un bisonte: come già detto sono conservate al Museo Paleontologico “Dal Lago” di Valdagno. Proseguendo per altri 10’ circa arriviamo alla Contrà Novella.
Contrà Novella
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Giungendo alla contrà vediamo subito, al centro, il capitello, il forno e la fontana a tre àlbi: sono i principali servizi ad uso comune degli abitanti, in tutte le contrà (→L’impiego della pietra nell'edilizia rurale). Un bell’affresco è visibile sulla facciata di una casa, quando si entra in contrà. Sulla sinistra di questa vediamo una piccola tésa sorretta da un pilastro con capitello in pietra che mostra, seppur nella sua semplicità, una certa ricercatezza stilistica. Il forno (vedi foto) riporta, nella parte superiore del pilastro, la data della ristrutturazione (1928) ma il manufatto risale a molto prima; esso presenta l’unico esempio della zona di tetto fatto con lastre in pietra.
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In occasione di novene, processioni o visite di predicatori religiosi in contrà si applicavano, in queste zone, delle targhette in pietra decorate alle pareti esterne delle abitazioni, con simboli cristologici (JHS). Sulla facciata della casa rosa (vedi foto) ne possiamo osservare una molto antica, datata 1655: è l’unica in cui si ritrovino caratteri simili a quelli ebraici. Sempre su questo edificio, sulla parete laterale verso la strada, è ben visibile la canna fumaria del camino, che un tempo era fatta semplicemente con lastre di pietra appoggiate a filo interno ed esterno della parete, a lasciare una cavità per convogliare il fumo. Nella parte inferiore del condotto vediamo uno scolo in pietra per scaricare l’acqua di condensa. Nelle contrade sono visibili molti scoli in pietra esterni, anche per lo scarico dell’acqua del seciàro. Sulla facciata di un’altra casa che si affaccia sulla corte vediamo delle belle mensole scolpite che sorreggono il poggiolo; inoltre, sempre su questa casa, sono visibili all’interno della muratura gli architravi in legno delle finestre. L’elasticità del legno faceva sì che il sottostante profilo in marmo non si rompesse. All’esterno della casa un làbio (abbeveratoio, mangiatoia) del màscio usato come fioriera e un sedile fatto in pietra con pezzi di risulta: in tutte le case di contrà c’erano dei sedili per sostare all’aria aperta, nella bella stagione, e prendere i "freschi". Spostandoci ora all’estremità occidentale della contrà, verso i Massegnan, è visibile un bell’arco chiuso da un portone: ci rendiamo ancora una volta conto che anche nell’edilizia rustica è presente una certa ricerca estetica. L’arco è costruito, a fasce alterne, con pietra e mattoni, a costituire dei conci di diverso colore che danno un bell’effetto di scansione cromatica (bianco e rosso). Per proseguire il percorso ci spostiamo verso l’altra estremità della contrà, sulla strada diretta alla contrà Dede e Bergamini di Sopra. Nell’ultima casa prima della strada che sulla sinistra porta a contrà Priara, il primo gradino di accesso alla piccola tésa è in realtà, come ci dice la signora che vi abita, il piano in pietra di un focolare, riutilizzato con altra funzione. Incamminandoci versi i Dede, a delimitare a monte la strada vediamo le masière in pietra in cui spiccano, tra il biancone, degli scuri sassi basaltici. Formazioni di rocce basaltiche coprono la parte alta della dorsale collinare tra Schio e Valdagno: tale roccia è di origine vulcanica, un magma fuso sgorgato a temperatura non elevata e solidificatosi velocemente a contatto con l’aria (o l’acqua). Poco oltre, su una piccola valletta solcata da un rio incontriamo un agglomerato di case che probabilmente un tempo era un mulino, anche se non se ne conserva traccia: ma la posizione giustifica tale supposizione. Proseguiamo oltre la strada che, sulla destra, indica Contrà Bergamini di Sopra, che si visiterà più tardi, nella progressione dell’itinerario. Arriviamo così alla Contrà Dede, a 15’ di cammino dai Novella.
Contrà Dede I topografi moderni hanno rinominato la contrà ‘Dede’ (soprannome), conferendole il nome ‘Daniele’ (cognome delle famiglie che la abitavano): questo fatto da una parte genera il pericolo di una possibile omonimia delle contrà, che invece una volta erano ben riconoscibili dai soprannomi, anche nel caso di contrà aventi la stessa denominazione; dall’altra le nuove denominazioni, tendenzialmente, non sono accettate dai residenti, in quanto imposte dall’esterno, eteroprodotte: le contrà perdono così il loro tratto distintivo dato dal soprannome, facente parte a pieno titolo della propria identità. Il soprannome “Dede” potrebbe essere di origine cimbra; i Cimbri, anche se esistono diverse interpretazioni, sono un popolo proveniente dalla Baviera. Sembra che Novale sia stata una delle prime zone, anche prima di Recoaro, ad essere disboscata dai Cimbri. Alcuni termini ancora oggi usati hanno origini cimbre: ad esempio le cosiddette “rive” sono chiamate, in cimbro, “làite”, toponimo che identifica più di una zona collinosa dell’Alto Vicentino. Sul lato sinistro della strada notiamo una stalla ristrutturata e usata come abitazione. Sul fianco verso valle vediamo una particolare chiave di volta scolpita con un vaso a 3 fiori, ognuno diversamente caratterizzato. E’ la presenza delle piccole finestre che danno sulla strada che ci dice che si tratta di una stalla. Al piano superiore le aperture sono invece più ampie: sono quelle del fienile, in cui doveva circolare più aria, per favorire l’asciugatura del fieno. Sullo stipite in pietra della seconda finestra della stalla osserviamo un simbolo cristologico. Sul fianco verso monte una bella testa scolpita a fare da chiave di volta di un portone. Probabilmente questo lapicida aveva ammirato i mascheroni che ornavano i principali edifici del centro di Valdagno dalla seconda metà del ‘600 in poi. Sulla base del concio sono incise la firma e la data. I luoghi che stiamo visitando sono disseminati di manufatti, e cogliamo come anche all’interno di questa varietà ognuno abbia delle caratteristiche particolari: ad esempio in questa contrà o nei dintorni viveva probabilmente uno scalpellino particolarmente capace, che con passione scolpiva questi blocchi di pietra con caratteri fisionomici. Questa è una usanza abbastanza rara in contrada dove più spesso si registrano chiavi di volta a riccio, a diamante o a cuneo. Appena oltre, sempre sulla sinistra, la casa alta su cui è l’insegna della contrà presenta delle particolari mensole in pietra di sostegno dei poggioli: ben visibile, soprattutto su quelle del primo piano, è lo stemma dei Savoia e, nella parte inferiore, il fascio littorio. Sempre sulla facciata principale, in alto a destra, vediamo un’altra insegna in marmo. Anche se non si vede molto dalla strada, c’è scritto: “1798 Io Givs Dan – r. 1929”; “Givs Dan” identifica il proprietario; la "r." forse si riferisce alla ristrutturazione, avvenuta in epoca fascista, che giustifica la presenza del fascio sulle mensole dei poggioli.
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Sulla parete laterale, verso monte, vediamo un’altra testa scolpita che dalle fattezze sembra risalire al ‘700, come d’altronde l’edificio stesso (vedi foto). Lungo questa parete notiamo anche il prolungamento sul retro della casa: la costruzione retrostante è ancora più vecchia (lo vediamo dalle finestre più piccole) e se si guarda bene in alto, verso il tetto, si notano bene le due murature che si fondono. I muri portanti di questa casa più antica sono coperti da lastre in pietra, sistema che si adottava quando, nei secoli passati, si usava fare il tetto in paglia. Entrando ancora di più nella contrà, dalla piccola corte davanti al civico 5 verso destra, vediamo un’altra targhetta, datata 1882. Tornati sulla strada, appena superata la contrà, prendiamo un sentiero erboso all’inizio del quale vediamo un lavatoio e una fontana. Proseguendo in discesa arriviamo, in 5’, alla Contrà Bergamini di Sopra.
Contrà Bergamini di Sopra
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Scendendo dal sentiero erboso, il tetto che vediamo avvicinandoci è quello del forno della contrà; sotto la tettoia ci sono ancora, ben conservate e ancora usate (come ci dicono i proprietari), una gràmola e una mésa. Sulla facciata della casa addossata al forno c’è una testa scolpita, che sembra quasi quella di un angelo (vedi foto). In estrema destra, invece, dietro l’angolo alla fine del gruppo di case, troviamo una fontana non più attiva. Sotto la tésa verso valle, uscendo dalla contrà, possiamo scorgere in mezzo a molti altri utensili un vecchio carro per sgranare e dividere la paglia dai chicchi del frumento: è un antenato dell’attuale mietitrebbia. Uscendo dalla contrà per la strada carrabile ritorniamo sulla strada principale e, svoltando a sinistra, giungiamo di nuovo in Contrà Novella. Proseguendo dritti e attraversando la contrà arriviamo, in 10’, ai Massegnan.
Contrà Massegnan Prima della scuola pubblica (ora pizzeria ristorante) imbocchiamo la strada che scende a sinistra, per giungere ad una parte della Contrà Massegnan. Nella corte principale vediamo un làbio a 3 àlbi e un'abitazione (quella in estrema destra) con i poggioli sostenuti da mensole dai motivi floreali scolpiti. Nell’angolo in alto a sinistra, tra la facciata e la parete laterale è visibile la struttura della cornice del tetto: un lastra di scaglia rossa impostata sulla muratura, un’altra più sottile e più sporgente verso il fronte e al di sopra uno strato fatto di scaglie (perché probabilmente non c’era la possibilità di avere pietre più grosse). La sottostante pietra sporgente all’angolo della casa serviva a legare il muro esistente con quello di un eventuale ampliamento della casa a lato. Tornando sulla strada da cui siamo giunti, prendiamo a sinistra: qualche centinaio di metri più avanti si trova un'altra parte della Contrà Massegnan; avvicinandoci notiamo subito le case costruite in scaglia rossa. Nella corte è presente, a valle della fontana, un forno da pane. Si arriva poi a un bel pianoro, detto della “Crose de Masegnan” per la presenza della croce in legno, che attraversiamo proseguendo verso Contrà Fornari, che raggiungiamo poco dopo.
Contrà Fornari
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La Contrà Fornari è suddivisa in 3 nuclei, di cui il terzo è il più consistente. Focalizzandoci su questo, all’interno della corte centrale si trova un antico forno da pane, risalente al 1826 (vedi foto). Usciti dalla contrà proseguiamo sulla strada che sale a destra.
Contrà Cecchetti
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In questa contrà era presente un frantoio per l’olio di noci che è stato recentemente ricostruito utilizzando le mòle originali; la struttura si trova sulla destra prima dell’ingresso in contrà. Presso questa contrada erano attive anche delle carbonare e delle calcare; alcuni dicono che qui era presente anche una piccola fornace per coppi e mattoni, ma non ne siamo sicuri. Guardando le case affacciate alla corte centrale notiamo come quelle più antiche abbiano le finestre più piccole; la casa che è stata interessata da un cedimento laterale della facciata è una delle più vecchie ed ha, infatti, le finestre di dimensioni inferiori alle altre. Ha anche un bel portale lavorato. Nella corte vediamo anche una delle due fontane della contrà: è a 2 àlbi (vedi foto), e nel piano in pietra per lavare è ben visibile l’incavo per posare il sapone. L’altra è alla fine della contrà: di lì proseguiamo ed usciamo dalla contrà, riprendendo la strada verso le Contrà Rossati. Subito dopo passiamo per i Lovo, dove vediamo un forno da pane sulla sinistra, che da’ sulla strada. Dopo 5’ di cammino, poco prima della Contrà Rossati di Sotto, vediamo casa Petrini. Questa casa è interessante in quanto mostra bene lo sviluppo in altezza tipico degli edifici di questa zona, e la distribuzione delle aperture in base al soleggiamento. L'intonacatura della casa è fatta con sabbia “dela viola” un misto di argilla e ghiaia che si cava alla Viola vicino alla Contrà Menovre. Era usata spesso perchè impermeabilizzante, si staccava dai sassi vivi ma restava negli interstizi. Si vede anche la tésa accostata al lato destro dell’edificio. Come già detto la struttura architettonica è molto semplice e non ci sono elementi decorativi se non il piccolo poggiolo al primo piano. La strada sterrata che passa dietro alla casa porta alla località fossilifera delle “Fosse di Novale”, in cui si trovano foglie fossili e per cui passa l’itinerario didattico delle “Fosse”. Salendo lungo questa strada per circa 300 m potremo vedere un edificio che un tempo era una casàra a cui facevano riferimento tutte le contrà della zona. Per un periodo era presente stabilmente il casàro; mentre successivamente ogni famiglia, a turno, faceva il formaggio con il latte portato dalle altre famiglie delle contrà.
Contrà Rossati di Sotto Dalla presenza di più portali in pietra decorati si presume che gli abitanti di questa contrà fossero abbastanza benestanti mentre, dall’altezza delle porte, come i nostri avi fossero ben più bassi di noi! In questa contrà è presente anche una casa pre-ottocentesca con il caratteristico ballatoio in legno. Sulla chiave di volta è riportata la data 1781. Scendendo per la stretta strada, verso valle, sul muro di una stalla vediamo una targhetta votiva in pietra con data 1829. Proseguendo per la strada principale si arriva, in 15’, alla Contrà Rossati di Sopra.
Contrà Rossati di Sopra
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La strada che stiamo seguendo è quella che congiungeva la Val Leogra alla Valle dell’Agno prima della Grande Guerra. Quella principale (S.P. 46), che si percorre normalmente in auto, è invece nata come strada militare. Dopo il bar sulla sinistra (ora chiuso), si giunge all’abitato, prima del quale vediamo una fontana a due àlbi. Le finestre della casa che sta alla sinistra della strettoia per entrare nella prima còrte presentano 3 diversi tipi di architravi: con trave in legno, con arco in pietre, e a triangolo, sempre in pietra. Probabilmente la casa è stata fatta o modificata in tempi diversi. Spostandoci nella seconda còrte, più spaziosa della precedente, vi troviamo i servizi essenziali della contrà: un’altra fontana e il forno (vedi foto). Possiamo vedere qui anche la cosiddetta “Casa del Prete”, l’unica casa della contrà che presenta dei caratteri stilistici diversi, più signorili, non facilmente visibili nelle contrà perchè tipici della città. Il colore attuale non rende onore alla particolarità e finezza di questa costruzione. Per proseguire verso l’ultima delle contrà, la Contrà Zovo (raggiungibile in circa 15’), torniamo sulla strada e proseguiamo fino ad uscire su un’altra strada, sulla quale la nostra si innesta; prendiamo a sinistra per un breve tratto che ci immetterà sulla già menzionata S.P. 46 che dal Passo dello Zovo porta a Novale e a Valdagno. Qui svoltiamo a destra e, arrivati al capitello sul Passo, giriamo a sinistra. Dopo qualche decina di metri, tenendoci sempre sulla sinistra, ci troveremo in prossimità della contrà Zovo.
Contrà Zovo
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Come spesso accade, anche il nome della contrà Zovo è stato cambiato da topografi (non della zona) della fine dell’Ottocento; sembra infatti che Zovo sia un’italianizzazione della parola “giogo”. Sulla strada di ingresso alla contrà troviamo dei ròcoli; questi due sono posti in posizione contrapposta l’uno all’altro. Davanti ad ognuno c’era l’arconà, cioè una fila di piante a formare un anfiteatro. Quello sulla destra è il più antico dei due. Il primo edificio che incontriamo entrando nello spazio della contrà è una stalla che troviamo sulla destra. Gli archi presenti sui due fronti opposti (vedi foto) presentano una tecnica costruttiva abbastanza rudimentale: ci accorgiamo di come i singoli conci siano disposti non ordinatamente e secondo un unico fulcro; ma, nonostante la tecnica approssimativa, essi svolgono bene la loro funzione probabilmente da qualche centinaio d’anni.
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Arriviamo alla bellissima corte lastricata in pietra, delimitata da lastre infilate verticalmente nel terreno. E’ da ammirare la visèla (vite) centenaria (vedi foto) che faceva ombra, fino a qualche decina di anni fa, ai tavoli dell’osteria che si apriva su questa corte. Nella corte è visibile l’immancabile fontana, che qui presenta un làbio rifatto in graniglia di cemento. Superata la corte, proseguendo per il viottolo erboso che porta verso l’esterno, vediamo sul retro delle case un tetto parzialmente coperto di lastre in pietra, che una volta era di paglia. Scendiamo sulla strada sterrata e notiamo un particolare scolo per l’acqua del seciàro che esce dalla muratura.
CONCLUSIONI
La stesura scritta di questo itinerario è stata preceduta da più di qualche uscita sul territorio, dall’osservazione di natura e manufatti, da chiacchierate con gli abitanti delle contrade. Queste esperienze, ripetute o occasionali, possono regalare la sensazione di immergerci in un mondo in cui spazio e tempo sono diversi da quelli a cui la gran parte di noi è oggi abituata, un mondo vicino-lontano in cui, se lo vogliamo, è ancora possibile trovare un momento per mettersi a chiacchierare con uno sconosciuto, o a raccogliere le mele generosamente cadute da un albero. Qui troviamo che la relazione sociale porta con sé sfumature e sensi diversi, più caldi. Senza mitizzare la vita in contrà per contrapposizione a quella in paese e città, avere l’occasione di parlare con qualche abitante di contrà è una fortuna da concedersi. Scambiando anche poche parole, ci accorgeremo della sua voglia di parlare (anche se questo può essere purtroppo la conseguenza di una situazione di isolamento): parlare soprattutto al di là dei contenuti; parlare come semplice e potente pratica sociale, parlare come evidente segno dell’apertura all’altro, anche se foresto; inconscia volontà di “perder tempo” per guadagnarne in qualità di vita e umanità.
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Rete Museale Alto Vicentino
, 30/05/2008
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