Chi è vissuto in questi luoghi? Quando? E perché proprio qui? A queste e ad altre domande ancora cerca di dare risposta il Museo Archeologico dell'Alto Vicentino, che ospita al suo interno una collezione di reperti databili dal Neolitico recente (fine del IV millennio a.C.) fino alle fasi della romanizzazione (I secolo a.C.) e provenienti da siti della fascia pedemontana che da Schio, passando per Santorso, giunge a Piovene e Sarcedo per salire a Lusiana e a Rotzo, sull'Altipiano dei Sette Comuni. Peculiarità di questa zona è il suo ruolo di "cerniera" tra il mondo paleoveneto a sud e quello retico del Trentino a nord, che ha portato ad una contaminazione tra i due mondi rinvenibile nelle forme della produzione ceramica e nel documentato scambio non solo di materiali e di oggetti, ma anche di cultura e credo religioso, come testimonia la presenza a Magrè di Schio (II età del ferro) di un luogo di culto dedicato alla Dea Reitia, divinità retica.
Il museo si presenta con un modello espositivo che rispetta innanzitutto la sequenza cronologica, indi la collocazione topografica dei reperti. Ciò realizza in modo del tutto naturale una divisione in due sezioni dell'esposizione, in cui la prima parte offre una panoramica su tutti i siti sopra citati, fino ad arrivare alla vetrina dedicata al Bostel di Rotzo, II età del ferro, testimonianza archeologica molto significativa in quanto ha restituito, oltre ad una serie di manufatti estremamente interessanti, una casa-laboratorio simile ad una coeva rinvenuta a Santorso.
La seconda parte concentra la sua attenzione prevalentemente sui reperti della costruzione di Santorso e ne ricostruisce efficacemente, mediante un'accorta disposizione delle vetrine, gli ambienti portati alla luce dallo scavo archeologico. Ogni "stanza" della casa-laboratorio, pur tenendo conto delle variazioni strutturali degli spazi o del loro diverso impiego durante i suoi due secoli di utilizzo accertati dagli studiosi, rimanda al suo uso o all'attività che vi si svolgeva: si passa così dal vano dispensa-ripostiglio, al vano ad uso abitazione, per giungere al laboratorio di fusione dei metalli e di forgiatura del ferro, impiegato anche come spazio abitativo allorquando filatura e tessitura soppiantano l'attività precedente.
Queste scelte espositive permettono al museo di presentarsi come una "cosa viva" che riesce ad interagire con il suo pubblico, un libro aperto in cui gli oggetti narrano la loro storia e quella delle mani che li hanno creati.
Il visitatore, più o meno esperto, può essere accompagnato in questo viaggio nel tempo da un operatore culturale che si fa traduttore del linguaggio delle cose che parlano dell'abbondanza d'acqua, di boschi, di selvaggina, di campi fertili di questi nostri luoghi, delle materie prime rinvenibili: il legno, i minerali, la selce … tutti elementi favorevoli allo stanziamento delle popolazioni di allora, ma (in parte) anche di oggi.
I reperti narrano ancora di una religiosità legata a riti propiziatori, di carestie, crisi e anche del bisogno di lasciare segni grafici a testimonianza del proprio passaggio, entrando di diritto nella protostoria.
All'interno del museo, con l'ausilio di schede illustrative, si possono compiere autonomamente alcuni percorsi tematici e cogliere l'evoluzione di certi aspetti culturali nel tempo: la ceramica, l'economia, i luoghi e le strutture scelti per abitare, gli oggetti di ornamento/abbigliamento, la stessa casa-laboratorio già brevemente descritta.
Un computer, a disposizione degli utenti, permette invece di percorrere a piacimento le varie epoche, approfondendone gli aspetti naturali, economici e umani, mentre una piccola raccolta di libri, riviste e saggi a carattere archeologico è consultabile da parte del pubblico per ulteriori ricerche.
Il Museo si collega con la Mostra Archeologica Didattica, che dall'86 si presenta con una formula ormai ben collaudata. La simulazione del lavoro dell'archeologo in laboratorio e la manipolazione di oggetti, realizzati da uomini vissuti molto tempo fa, coinvolgono direttamente i ragazzi nel processo di conoscenza, rendendoli partecipi e attivi.
Dall'anno solastico 2008/2009 il Museo entra anche a scuola, proponendo lezioni di approfondimento in preparazione ad un’eventuale visita al Museo con temi strettamente legati alle sezioni espositive.
Infine il Museo esce "all'aperto", con un percorso guidato alla grotta di Bocca Lorenza per vedere da vicino i luoghi dove gli uomini antichi hanno vissuto, permettendo quindi una conoscenza più concreta e nel contempo più emozionante delle vicende umane dei nostri predecessori.
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