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| Storia |
| Museo dell'Arte Serica e Laterizia - Malo |
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Il museo è ubicato nel palazzo padronale dei Corielli, corpo centrale del monumentale complesso architettonico comprendente anche la filanda, attiva dal 1870 ca. fino al 1962. Al palazzo in stile neoclassico, prospettante su via Cardinal De Lai, si sono aggregati tra Otto e Novecento prima due avancorpi caratterizzati dalla tipica forma allungata degli opifici serici e dall'aula unica a capriate lignee, indi un più grande sistema produttivo con ciminiere e vasca d'acqua. La sezione dedicata alla Serica (gelso-bachicoltura e sericoltura) è stata realizzata dal 1991 al 1994 da Giovanni Marangoni e Renato Gasparella su incarico dell'Amministrazione Comunale di Malo. Essa si apre con una presentazione delle finalità dell'esposizione e con un richiamo alle origini più remote del "filo d'oro", tra prodigi della natura e tecniche di lunghissima escursione storica. Vengono presentati subito dopo il palazzo e la famiglia Corielli con schede storico-architettoniche, dipinti e fotografie. Accanto vi è il settore bibliografico con testi ed audiovisivi di riferimento. Intorno alla mappa della Cina in caratteri cinesi (1905) e alla rappresentazione della via della seta è costruita la parte dedicata al "celeste impero", che introduce l'ampio settore della gelso-bachicoltura: oggetti, modelli, documenti fotografici, riproduzioni di incisioni antiche, disegni, vetrine, pannelli esplicativi per trattare l'anatomia, le fasi di sviluppo, le modalità di allevamento e le malattie del baco; per ripercorrere l'introduzione della bachicoltura e filatura nell'Occidente; per presentare la pianta del gelso e le sue varietà, diversi tipi di uova, campionari di bozzoli, matassine di seta, metodi di incrocio, animali costruttori e tessitori e gli attrezzi usati nell'allevamento del baco.
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Di particolare interesse l'incubatoio di 264 cassettini in 12 pile di 22 pezzi ciascuna in grado di accogliere quasi 5 milioni di uova di baco da seta, le rèle per allevare i bachi nelle cucine rurali, graticci, vari tipi di bosco per la filatura domestica del baco. Curiosi i nidi di vari animali, il visorino con l'ingrandimento della bava serica, i campioni di bozzoli di varie colorazioni. Nel settore della filatura, un pannello localizza le filande dell'Alto Vicentino, di cui vengono presentate ciclo di produzione, attrezzature, tecniche e condizioni di lavoro (canti delle filandiere, tradizioni e folklore). Di notevole interesse la parte dedicata ai vari tipi di fornello per trattura - con un fornello casalingo del XVIII secolo proveniente dalla filanda Massignan - e di bacinelle da filanda (dal 1870 al 1976), quella con invenzioni, dispositivi e applicazioni tecniche per le macchine da filanda e quella con gli strumenti di misurazione del filato. Troviamo un annaspatoio, un binatoio, aspini, bilance. Importante anche la documentazione fotografica. Il percorso si sviluppa successivamente con la presentazione dei prodotti in seta (compresa la sciarpa di seta benedetta nel 1994 dal Dalai Lama) e di macchine e strumenti per tessitura, lavoro a ferri e uncinetto, ricamo, concludendosi con la visione di un documentario dell'Associazione Nazionale Bachicoltori. Tutti i reperti sono stati raccolti nelle filande dismesse di Malo e della zona, ristrutturati o ricostruiti da Giovanni Marangoni, tecnico dell'arte serica. I materiali relativi al baco da seta sono stati offerti dall'Istituto sperimentale per la Zoologia agraria, sezione Bachicoltura, di Padova.
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La sezione dedicata alla Laterizia si apre con un viaggio attraverso mappe, tavole cronologiche e geologiche, fotografie e plastici per comprendere l'origine dei depositi alluvionali dell'argilla. Una rappresentazione computerizzata presenta la stratigrafia della pianura alluvionale maladense e quattro plastici illustrano l'evoluzione del territorio negli ultimi 30 milioni di anni, mentre campioni di rocce e fossili raccontano la successione delle epoche geologiche. Un settore illustra la formazione e la manipolazione dell'argilla dalle ceramiche neolitiche ai reperti di epoca romana con "bolli" e alle tubazioni idriche medioevali. Attraverso materiali fotografici, non di rado di notevole valore, si ripercorre l'itinerario evolutivo dalla ciottola preistorica al vaso fiorito, il ciclo e le tecniche di lavoro nelle vecchie fornaci localizzate geograficamente e analiticamente descritte.
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Seguono documenti, attrezzi e prodotti come l'ingegnoso tornio a piede di antica ascendenza, stampi, forconi per trasportare i forati essiccati e i primi muletti meccanici per il trasporto degli stessi, campioni di coppi, tegole, forati, vasellame, mattoni e cunei per soffitti a volta, oggetti da cucina, da salotto e devozionali, il modellino di una fornace con forno Hoffmann a fuoco continuo. Non manca l'angolo delle curiosità ("Torre di Babele") e del folklore. I materiali sono stati raccolti in parte da Renato Gasparella e in parte offerti da privati e dalle fornaci della zona. L'intensa attività didattica promossa dagli operatori culturali del museo garantisce un ottimo afflusso di visitatori, provenienti principalmente dalle scuole dell'obbligo della Provincia, e trova completezza nelle sempre più numerose uscite sul territorio , mediante dimostrazioni pubbliche della trattura della seta ed altro, in occasione di appuntamenti culturali legati al recupero di vecchi mestieri.
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Rete Museale Alto Vicentino
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